Itinerario Isola d'Elba
Itinerario turistico sull' isola d'Elba
Stagione: tutto l’anno. Tempo: un giorno: 123 km.
Tabella di marcia. sbarcati a Portoferraio si compie il giro dell’isola lungo la costa, vedendo Marciana Marina (17 km), Marciana (8km), Marina di campo (27 km), Capoliveri (20km), Porto azzurro (5km), Rio nell’Elba (10 km), Rio Marina (3km) e Cavo (7km), da cui con altri 26 km si fa rientro a Portoferraio.
L’Elba ha illimitati motivi di fascino: innanzitutto la diversità dei scenari marini, che si succedono fra mille baie, circondate da odorosi boschi e macchie, e chiuse da sproni rocciosi protesi nell’azzurro; e poi la flora che, pur impoverita da secoli, perché usata per riscaldare i metalli, e oggi dai frequenti incendi, è ancora enormemente affascinante.
Non si dimentichi che per le sue peculiarità geologiche l’Elba è il paradiso dei amatori di minerali, e non tanto per quelli di ferro, pur stupendi, quanto per i cristalli di berillo e di quarzo per le malachiti, le tormaline, le fluoriti e cento altre diversità.
L’itinerario, che si sviluppa comincia da Portoferraio, con la scenografica estensione di edifici affollati intorno al porto. La cittadina è piacente e merita una fermata, anche per vedere la semplice casa in cui abitò Napoleone durante il suo primo esilio, nel 1814-1815. Una seconda residenza napoleonica, un po’ più dignitosa, si trova nell’interno dell’isola, accanto al monte San Martino.
Il primo tratto del tragitto, fino a Marciana Marina, è tutto un risalire e discendere fra macchie e vigneti, con vista su promontori sottili e spiagge isolate o gremite. Dopo Marciana Marina, la strada si sale subito, prima fra i particolari vigneti, qualificati ad alberello, e poi fra i boschi. A Poggio Terme, protetto da una rupa, ci ristora una fresca, salutare fonte di acqua oligominerale, mentre a Marciana, circondata da boschi e vigneti, ci aspetta la cabinovia che porta sulla vetta del monte Capanne, aprendoci un paesaggio imponente non solo su tutta l’isola, ma anche sull’arcipelago e la Corsica, tempo permettendo.
Arrivati a Marciana, nuovi e sempre varie scenografie marine si susseguono lungo la strada che recinge tutta la granitica cupola fino a Marina di Campo, fra vigneti e macchie terrazzati con muri a secco, alta su un azzurro mare, con vista sulla vicina Capraia e sulla piatta Pianosa, che compare quando si arriva a Fetovaia.
Lasciata Marina di Campo, colorata stazione balneare distesa sull’arco sabbioso bordato di una densa pineta che distingue la parte più interna di un golfo bellissimo, e circondato il monte Tambone, scorgiamo il bellissimo golfo di Lacona, chiuso a est dall’accresciuto promontorio della stella, rivestito di macchia e di Ville. La vicina Capoliveri, porta d’accesso alle miniere del Monte Calamita, è posta in luogo ameno, dalla quale si spazia con lo sguardo sul golfo della Stella, da una parte, e su Porto Azzurro, dall’altra.
Porto azzurro, già Portolongone, all’entrata dello stretto golfo di Mola, vuol essere, ed è, un’ospitale stazione balneare, e guarda quindi con un certo fastidio la superiore fortezza costruita da Filippo III nel 1603 ed oggi destinata a prigione. I turisti, in ogni modo, non sembrano molto colpiti e riempiono l’abitato.
È arrivato orma il momento di andare alle note miniere di Rio: ci si sale in mezzo ad un panorama totalmente meridionale, fra cactus, aranci e palme, fino a quando non si apre davanti a noi un’ampia vista sul Canale di Piombino, con in mezzo l’isolotto di Cerboli. Si discende poi verso Rio nell’Elba, alla cui destra rosseggiano le miniere, e si arriva Rio Marina, il maggiore centro dell’industria mineraria, che tortura i fianchi della costa fino a Cavo. Con un autorizzazione della direzione si possono vedere gli impianti che forniscono il quasi totale del minerale di ferro nazionale.
Il giorno è alla fine: si risale a Rio e di qui, lungo una strada che per un certo tratto si sviluppa altissima in cresta, con vista sui precipiti fianchi della costa, si giunge alla fine a Portoferraio; non prima, però, di avere buttato uno sguardo sul Volterraio, una rocca diruta, dov’è realizzata nell’XI secolo dai pisani, la famosa rocca, già accennata.
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